Circolare sgomberi: come stravolgere il ruolo degli assistenti sociali

 Il corsivo di Patrizia Favali

Roma, 7 novembre 2018. Sappiamo bene come siano molto frequenti le occupazioni abusive di abitazioni, di interi stabili vuoti e sfitti, di edifici in situazioni di abbandono o di degrado. Un fenomeno che vede come protagonisti sia cittadini italiani che cittadini stranieri accumunati da una condizione di indigenza e dalla mancanza di una sistemazione alloggiativa alternativa: solo a Roma sono oltre cento le occupazioni che coinvolgono migliaia di persone, compresi nuclei familiari con minori.

Lo scorso settembre il Ministero dell’Interno ha emesso una circolare indirizzata ai Prefetti con la quale viene impressa una accelerazione agli sgomberi di occupazioni abusive “rinviando alla fase successiva ogni valutazione in merito alla tutela delle altre istanze”, superando di fatto la normativa vigente che prevede una concertazione tra gli attori del sistema: Prefettura, Comune, Regione e Forze dell’Ordine soprattutto per l’individuazione – prima e non dopo dello sgombero – di misure e soluzioni alternative.

Ora questa concertazione non solo non c’è più ma viene previsto che siano i Servizi sociali ad identificare gli occupanti, la composizione dei nuclei familiari, la presenza di minori o di altre persone in condizioni di fragilità, oltre a verificare la situazione reddituale e la condizione di regolarità di accesso e permanenza sul territorio nazionale.

Lo voglio dire molto chiaramente: tutto ciò non può essere richiesto agli assistenti sociali, non tanto e non solo per le oggettive difficoltà nell’esecuzione di questi accertamenti quanto piuttosto perché tutte queste operazioni di controllo sono completamente estranee al nostro mandato professionale e al relativo codice deontologico.

A tutti gli effetti, infatti, questi compiti si configurano come interventi di pubblica sicurezza o addirittura di polizia giudiziaria se solo si pensa che la circolare prevede che sia anche la Guardia di Finanza a verificare la situazione reddituale degli occupanti e della loro rete parentale.

Svolgere controlli di pubblica sicurezza in un contesto estremamente teso e conflittuale come quello che precede uno sgombero, può mettere inoltre l’assistente sociale a rischio di aggressioni, compromettendo il rapporto di fiducia che è presupposto necessario per un intervento sociale d’aiuto.

Nella circolare si legge inoltre che solamente “qualora all’esito dei suddetti accertamenti si abbia fondato motivo di ritenere che i soggetti in situazione di fragilità interessati dall’esecuzione dello sgombero sarebbero privi della possibilità di soddisfare, autonomamente o attraverso il sostegno dei loro parenti, le prioritarie esigenze conseguenti alla loro condizione, i Servizi sociali dei Comuni dovranno attivare gli specifici interventi”. I Servizi sociali e gli assistenti sociali sono chiamati per mandato istituzionale, ad intervenire nelle situazioni di difficoltà e fragilità e il loro intervento non può essere subordinato agli esiti di accertamenti di sicurezza pubblica.

Gli sgomberi effettuati senza programmazione e concertazione sufficienti, e senza predisporre efficaci soluzioni alternative, violano i più elementari diritti umani e ricadono quasi esclusivamente su persone inermi, povere e prive di prospettive lavorative e abitative e mostrano che essi sono intesi come strumenti finalizzati alla difesa della proprietà privata, e mai premessa di sostegno sociale e tutela del diritto ad una casa per tutti i cittadini.

Gli assistenti sociali ritengono che qualsiasi politica di sicurezza e legalità debba sempre essere coniugata con il rispetto dei diritti della persona, con politiche sociali, lavorative e dell’abitare che sostengano le persone più in difficoltà e ne prevengano il rischio di emarginazione. Solo una rete forte ed integrata di servizi di prossimità in capo agli Enti Locali, può coniugare controllo del territorio, legalità e rispetto delle persone in difficoltà.

Per questi motivi abbiamo chiesto e continueremo a chiedere alle Istituzioni competenti di rafforzare i servizi sociali che, come è noto, sono in difficoltà anche (ma non solo) per carenza di organico.

Per scaricare il documento in formato pdf
https://www.oaslazio.it/images/07112018_1.pdf

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